SÌ all'iniziativa popolare «Il denaro contante è libertà» dell'8 marzo 2026 Due punti molto importanti a favore dell'iniziativa sul contante Mi chiamo Richard Koller, sono già in pensione e nella vita ho maturato molta esperienza politica. Oggi mi impegno per la conservazione del denaro contante. È essenziale che continuiamo a garantire il contante nella nostra società anche in futuro: ci sono due motivi cruciali che mi hanno spinto a impegnarmi a favore del contante. Il primo è che in caso di crisi ci serve assolutamente. È estremamente importante per la resilienza alle crisi. [Capacità di resistere alle crisi, di adattarsi e di rimanere operativi]. Se per sei, o forse otto settimane restiamo senza Internet o senza elettricità, in Svizzera non potremmo sopravvivere senza contanti. L'economia crollerebbe, soprattutto le piccole e medie imprese fallirebbero e avremmo problemi a comprare cibo. Faremmo la fame.
Questo è uno dei motivi cruciali, l'altro è l'anonimato. È importantissimo che possiamo continuare ad acquistare prodotti senza la sorveglianza dallo Stato, senza rischiare una punizione per prodotti che abbiamo acquistato in passato o che in futuro lo Stato potrebbe considerare “inopportuni”. Un'evoluzione del genere non deve accadere nella nostra società, e sono questi i due punti essenziali per cui ho lanciato questa iniziativa sul mantenimento del contante.
L'8 marzo avremo l'occasione di salvare il denaro contante, grazie ad una votazione federale. La politica ha interesse a salvare il contante? O trascura invece il denaro contante che resterà osteggiato e senza protezione, fino a scomparire del tutto, come già successo in Norvegia e in Svezia?
La Confederazione deve garantire che sarà sempre possibile pagare con il contante, ovunque!
Con questa iniziativa popolare vogliamo ottenere che la politica, ovvero la Confederazione, ci garantisca che in Svizzera rimarranno sempre disponibili banconote e monete in quantità sufficiente – in modo che non scompaiano dalla circolazione,come avvenuto in Svezia e Norvegia, ma che la popolazione possa sempre pagare con banconote e monete, anche per utilizzare i mezzi di trasporto pubblico, e che quindi non si arrivi all'eliminazione del contante in Svizzera. E questa è la meta della formulazione dell'iniziativa popolare: la Confederazione garantisce che ci siano sempre banconote a sufficienza in circolazione.
Senza contanti non esiste l'anonimato – e siamo indifesi nelle crisi!
Il contante è quindi assolutamente essenziale. Ci dà la possibilità di essere liberi, di pagare in modo anonimo, di non essere rintracciabili. Ma è anche essenziale nell'eventualità di una crisi, per garantire la “resilienza alle crisi”, come la chiama la Banca nazionale svizzera. Una crisi si verifica ad esempio nel momento in cui la tecnologia dovesse saltare: rimaniamo senza elettricità e senza Internet, e in una tale situazione, la popolazione e l'economia devono poter continuare a esistere: questo lo otteniamo solo con il contante.
Se il contante scompare, le conseguenze sono devastanti!
Se in Svizzera rimanessimo senza contanti come in Svezia o Norvegia, proprio quei due Paesi sono un monito per le conseguenze che subiremmo anche noi. In Svezia e Norvegia, infatti, oggi un qualche aggressore potrebbe interrompere tutta l'infrastruttura dell'energia elettrica e dell'Internet, e nel giro di quattro o forse sei settimane, il Paese si troverebbe nel caos più totale. I due Paesi infatti se ne sono resi conto di recente, e stanno già cercando di rimediare, ricostituendo le riserve di contante. Non è una cosa facile, perché da un lato non ci sono più i registratori di cassa nei negozi, e dall'altro, la popolazione non dispone più di denaro contante. I governi cercano di favorire di nuovo la larga diffusione del contante, affinché la popolazione possa continuare a vivere sicura e avere a disposizione dei mezzi di sostentamento anche in una situazione di crisi.
Senza i contanti non c'è proprietà!
Una differenza che hanno notato in pochi è che il contante non solo è una mia proprietà, ma è anche in mio possesso. Tengo il contante in mano, quindi è in mio possesso. Se posso accedere al mio denaro solo tramite il cellulare per fare un pagamento, è vero che accedo ad una mia proprietà. Ma non si trova in mio possesso! L'accesso può essere interrotto in qualsiasi momento se l'Internet dovesse mancare o se salta la corrente. In questo caso non sono più libero e non posso più acquistare nulla, non posso più muovermi, non ho più accesso al mio denaro. Per questo, è importante avere sempre un po' di contanti in tasca o in casa, nel caso succeda qualcosa del genere, in modo da poter sempre comprare del cibo e altri beni di prima necessità. Soli i contanti ci danno questa tranquillità. Quindi, se il contante sparisce, rischiamo tutti di trovarci nei guai.
E la scomparsa del contante viene spinta in modo subdolo!
Ultimamente si è un po' diffusa l'idea che il contante stia scomparendo a causa dell'evoluzione della società, o come conseguenza della vita moderna. Ma il contante non sta affatto scomparendo a causa dell'”evoluzione”: dietro la spinta per abolire il contante, c'è una precisa intenzione politica. Al più tardi dal 2014, con la fondazione della "Better Than Cash Alliance" [Leggenda: “Alleanza ‘Meglio del contante'”] è stata creata un'organizzazione vicina all'ONU con l'obiettivo di eliminare il contante in tutto il mondo, per imporre ovunque i pagamenti digitali. Ma il contante non scomparirà semplicemente perché la politica lo vuole abolire. Il contante scomparirà solo se ci abituiamo a non usarlo più, perché ci verranno tolte sempre più opportunità di utilizzarlo. Dobbiamo poterlo usare sempre e ovunque. Solo in questo modo evitiamo la sua scomparsa.
Dietro l'eliminazione del contante ci sono degli obiettivi globali!
Molte persone che vogliono mantenere il contante fiutano anche un obiettivo globale dietro la spinta al digitale. Infatti, il controllo totale è impossibile con il contante. Con i contanti, possiamo rimanere anonimi e anche in qualche modo autonomi. Possiamo viaggiare come vogliamo. Senza il denaro contante, la società sarebbe ovviamente molto più facile da controllare.
E c'è un secondo aspetto importante riguardo all'abolizione del contante. Il contante ci protegge anche contro le grandi banche e le società d'investimento, come BlackRock, ad esempio: se queste vogliono imporci tassi di interesse negativi o altri costi, come diritti e commissioni, possiamo difenderci ricorrendo al contante. Perché se il contante non c'è più, possono imporre tassi di interesse negativi come vogliono, e ciò porterebbe in pratica ad un'espropriazione. Se non possiamo più prelevare il nostro denaro dalla banca, saremo indifesi di fronte ai tassi di interesse negativi. Significa che tra dieci o quindici anni potrebbero esserci interessi negativi del dieci percento, e così ogni anno il nostro conto bancario diminuirebbe da solo del dieci percento.
E c'è un altro aspetto preoccupante in questo meccanismo. Se non abbiamo più i contanti, diventerebbe facile controllare i cittadini, per esempio limitando la durata di validità dei soldi digitali forse a tre mesi. Dopodiché perderebbero il loro valore. In questo modo si potrebbero obbligare i cittadini a spendere il proprio denaro e poi a lavorare per riguadagnarselo. Le grandi aziende, i grandi gruppi multinazionali, vedrebbero di buon occhio questo sviluppo, perché così possono potenziare facilmente le loro vendite.
E la controproposta dell'iniziativa popolare? È perfettamente inutile.
La controproposta vuole solo garantire che la Banca nazionale metta sempre a disposizione denaro a sufficienza. Ma la Banca Nazionale non può garantire in alcun modo che il denaro rimanga effettivamente spendibile nel mercato: fornisce semplicemente alle banche private le quantità di denaro che queste richiedono. La Banca nazionale non ha modo di obbligare le banche private a mantenere i bancomat per prelevare contanti. Infatti, solo la presenza dei bancomat permette di pagare in contanti sui mezzi pubblici, ai mercatini di Natale e dappertutto. La Banca nazionale non può imporre nulla a questo riguardo. Quindi, la controproposta non c'entra con il nocciolo della questione. È una controproposta insignificante. Per questo motivo siamo contrari alla controproposta e insistiamo affinché venga accettata l'iniziativa popolare originale, perché vincola la politica, e la politica è in grado di imporre soluzioni valide. Può stabilire che sui mezzi pubblici si abbia sempre il diritto di pagare in contanti. Può stabilire che in Svizzera ci debbano sempre essere a disposizione un certo numero di bancomat. Può stabilire che si possa continuare a pagare in contanti ovunque, anche ai mercatini di Natale. Questa è la differenza essenziale rispetto alla controproposta. Noi vogliamo obbligare il governo, mentre la controproposta vuole obbligare la Banca nazionale svizzera a fare ciò che ha sempre fatto, ma solo con una base giuridica portata a livello costituzionale. Nei fatti, però, non cambia nulla. Per questo è così importante votare “SÌ” a questa iniziativa popolare.
E c'è un altro punto che distingue la nostra iniziativa popolare dalla controproposta. Nell'iniziativa popolare richiediamo che il Franco Svizzero rimanga la moneta della Svizzera. La controproposta, invece, vuole come moneta svizzera “il Franco”. Ed è sbagliato. La norma ISO 4217 definisce chiaramente “il Franco Svizzero” come moneta della Svizzera. E il Consiglio federale, con il sottile cambiamento da “Franco Svizzero” a “Franco” nella Costituzione, potrebbe perseguire un obiettivo subdolo. Pensare male è peccato, ma grazie a questa modifica potrebbe anche introdurre l'”E-Franco” come nuova valuta della Svizzera. E questo toglierebbe al popolo e agli Stati [Stati: Il termine che in Svizzera indica i Cantoni] la facoltà di decidere al riguardo, perché con un referendum facoltativo, soltanto il popolo può decidere se accettare o respingere una proposta di questo tipo.
«Banconote e monete» al posto di una valuta digitale!
Nell'iniziativa popolare parliamo apposta di banconote e monete. Perché non di contante? Perché “contante” non è un termine univoco. Di fatto potrebbe riferirsi anche ad una forma di valuta puramente digitale. E questo per il seguente motivo: secondo i giuristi dell'UE e delle organizzazioni nemiche del denaro contante, un pagamento immediato, fatto da un cellulare all'altro tramite il sistema TWINT, tecnicamente va considerato un pagamento “cash”, cioè eseguito in contanti. E trattandosi di un pagamento immediato, i giuristi lo vorrebbero dichiarare “in contanti”: è passato immediatamente da un proprietario all'altro, e quindi non si tratta di un credito. Con questa logica, in futuro si potrebbe anche chiamare “denaro contante” il denaro digitale sul cellulare. – Ma non lo è affatto. È molto semplice: qui tengo delle banconote in mano e anche delle monete, eccole qui. Sono definite molto chiaramente nella Costituzione, perché la Costituzione si basa su concetti chiari e concreti. Infatti è un altra mancanza della controproposta: è imprecisa e vaga. L'iniziativa popolare è formulata in modo molto chiaro e parla di banconote e monete, perché vogliamo mantenere proprio le banconote e le monete, e non un qualche “contante digitale” che forse verrà introdotto da una legge futura.
Diffondi il giornale elettorale per far sapere i fatti che vogliono nascondere!
Un altro aspetto importante dell'iniziativa popolare dell'8 marzo è che da un lato possiamo votare a favore del mantenimento di banconote e monete, ma dall'altro anche a favore di una controproposta. La proposta a favore delle banconote e monete è bella chiara, mentre la controproposta è subdola, nebulosa e rimane sul vago. Per far sì che tutte le persone lo capiscano, abbiamo preparato un giornale che spiega chiaramente queste differenze. Per permettere a tutte le famiglie di consultare questo giornale, lo abbiamo pubblicato al sito www.flyer-ueberall.ch Grazie a questo sito, potete distribuirlo nelle cassette postali dei singoli comuni. Vi preghiamo di sostenerci in questo progetto, affinché tutti abbiano una visione chiara di che cosa è in gioco l'8 marzo. Grazie mille!
Le persone al livello di sussistenza minima saranno le più colpite se il contante scompare!
Se la Svizzera rinunciasse al denaro contante, chi ne soffrirebbe per primo? Naturalmente, i più poveri. Lo vediamo anche nei reclami che ho presentato contro i mezzi di trasporto pubblico. Chi ne risente per primo, se sui mezzi pubblici non vengono più accettati i contanti? Sono coloro che devono cavarsela ogni giorno con appena tre, cinque o forse otto franchi. Salgono sull'autobus e non possono pagare, perché non ci sono più distributori automatici che accettano contanti. E così escludiamo queste persone dalla vita sociale. È un'ingiustizia. Anche queste persone hanno il diritto di spostarsi con i mezzi pubblici. Devono poter pagare in contanti le toilette pubbliche, anche senza una carta di credito – e non hanno la carta di credito, perché non hanno un conto corrente, o perché sono emarginate, o perché non possono permettersi uno smartphone predisposto per i pagamenti digitali. Dobbiamo rendercene conto. Abbiamo un milione di poveri che vivono al livello di sussistenza minima. E abbiamo moltissimi anziani che non hanno che la pensione sociale AVS. Queste persone non possono permettersi l'acquisto di una carta prepagata da 20 o 50 franchi. Devono contare ogni centesimo prima di spenderlo. Ed è importante che queste persone non vengano emarginate dalla società, che possano continuare a partecipare alla vita sociale.
Mantenere il contante significa pagare in contanti!
È importantissimo che ci teniamo caro il denaro contante. Ma per questo ci vuole anche un po' di impegno da parte nostra: facciamo bene a pagare il più possibile in contanti, perlomeno quando si tratta di importi modesti. Usiamo i contanti nei centri commerciali, dal benzinaio e ovunque, per non far scomparire i registratori di cassa. Perché se nessuno paga più in contanti, ovviamente le casse verranno abolite e il contante retrocederà sempre di più. Se rinunciamo al denaro contante, rischiamo di risentire prima o poi della sua mancanza. Non avere più banconote e monete significa non poter più acquistare nulla nell'evento di una crisi. Pertanto invito tutti a tenersi in casa circa 700 franchi a testa, perché se non avremo più elettricità e non ci sarà più Internet – lo vediamo ora in Iran, dove l'Internet è stato disattivato da un momento all'altro –, se non avremo più nulla di tutto questo, è essenziale avere ancora denaro a casa, affinché l'economia possa continuare a funzionare. Si può anche dare un aiuto al vicino, in modo che chi non ha più banconote e monete a casa possa comunque comprare qualcosa, e così l'economia rimane in vita. Questo è importantissimo. Sapete cos'è successo recentemente a Berlino? Un attacco alla rete dell'energia elettrica ha causato un blackout totale in un quartiere per ben cinque giorni. È stato il caos – in parte si respirava un'atmosfera da guerra. Come persone ragionevoli e intelligenti, noi svizzeri dovremmo saperci guardare da un caos del genere. Paghiamo quindi un po' più in contanti, di quanto siamo abituati a fare!
Salviamo il contante per sopravvivere alle crisi.
Se l'8 marzo votate «SÌ», non avete nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. Avrete ottenuto una vittoria: la politica deve garantirci il denaro contante. E se in caso di crisi il contante diventa essenziale, avrete vinto di nuovo, perché potrete sopravvivere. E non avrete perso nulla, perché non combattiamo affatto il denaro digitale. Vogliamo semplicemente tenerci la libertà di scelta, per decidere se pagare in modo digitale o in contanti. Per questo, l'8 marzo dobbiamo votare SÌ all'iniziativa popolare «Il denaro contante è libertà». E per l'eventualità che entrambe le proposte dovessero passare, mettete la crocetta in basso nel campo “A” che dice: «Quale delle due proposte preferite se entrambe venissero accettate?». Votate per l'originale e mettete una crocetta per «Il denaro contante è libertà»! Grazie mille. Non perdiamo nulla, abbiamo solo da guadagnare.


